di Tommaso Fonti, LL.M. – Dipartimento di Fiscalità interazionale

L’emergenza sanitaria da Covid-19, con le conseguenti restrizioni alla libertà di movimento, non è idonea a generare conseguenze rilevanti in tema di stabile organizzazione o di residenza fiscale delle società, in considerazione della sua eccezionalità e temporaneità.

Sul punto ha fatto chiarezza l’OCSE con il documento OECD Secretariat Analysis of Tax Treaties and the Impact of the COVID-19 Crisis, recentemente pubblicato sul proprio sito.

In tema di STABILE ORGANIZZAZIONE l’OCSE osserva che:

  • il temporaneo home working del lavoratore dipendente, momentaneamente impossibilitato a raggiungere la propria sede lavorativa all’estero, non integra stabile organizzazione materiale della società datrice di lavoro estera nello Stato in cui il dipendente lavora da casa, poiché tale modalità lavorativa è limitata alla durata dell’emergenza da Covid-19 e deriva da un caso di forza maggiore, non essendo invece l’esecuzione di una direttiva aziendale;
  • la temporanea conclusione di contratti da parte di un dipendente o di un agente, per conto della società estera datrice di lavoro o preponente, non integra stabile organizzazione personale nello Stato in cui il dipendente o l’agente ha concluso i contratti, poiché l’esercizio di tale funzione è limitato alla durata dell’emergenza da Covid-19, e non avviene abitualmente per conto della società estera;
  • la temporanea sospensione delle attività del cantiere estero di costruzione o montaggio, dovute alle restrizioni da Covid-19, non interrompe il computo dei 12 mesi o del minore periodo di tempo (c.d. duration test) previsto dalle Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni ai fini dell’integrazione della stabile organizzazione da cantiere.

 

In tema di RESIDENZA FISCALE l’OCSE osserva che:

  • la temporanea presenza sul territorio italiano di amministratori delegati o direttori generali di società estere, momentaneamente impossibilitati a recarsi presso la sede sociale estera, non è idonea ad integrare la residenza fiscale in Italia della società estera, a condizione che l’assunzione in Italia delle decisioni relative al business della società estera da parte dei suddetti executive sia limitata alla durata dell’emergenza sanitaria da Covid-19.

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