di Tommaso Fonti, LL.M., Denis Amici e Lorenzo Statella – Dipartimento di Fiscalitá Internazionale e Transfer Pricing

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Transfer_pricing_BacciardiI gruppi multinazionali che operano in differenti aree geografiche dovranno affrontare la necessità di aggiornare le proprie pianificazioni strategiche in tema di transfer pricing, al fine di gestire le ripercussioni economiche derivanti dal mutamento delle condizioni commerciali, finanziarie e fiscali, in un orizzonte sia di breve che di medio-lungo periodo.

In particolare, la situazione eccezionale in corso impone ai gruppi multinazionali di aggiornare le attuali politiche di transfer pricing ovvero di implementare nuove strategie, al fine di perseguire i seguenti obbiettivi:

1)    identificare, nel breve periodo, le società del gruppo tenute a farsi carico delle possibili conseguenze economiche negative derivanti sia dalla riduzione delle vendite, sia dal sostenimento di costi eccezionali per la tutela e la sicurezza dei lavoratori (es. costi di bonifica e sanificazione dei locali aziendali, costi per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale) ovvero di costi legati alla cessazione anticipata di contratti / commesse (es. penali); e

2)    riorganizzare, nel medio-lungo periodo, i profili funzionali delle società appartenenti al gruppo, anche attraverso l’attuazione di operazioni di business restructuring, al fine di presidiare la redditività di gruppo o, quantomeno, di limitare le perdite.

Con riferimento al primo obbiettivo, la capogruppo potrebbe decidere di assumersi interamente le perdite derivanti dalla crisi economica da Covid-19, ritenendo che il rischio pandemico, sebbene eccezionale, sia uno dei rischi che devono essere assunti dalla capogruppo.

Non può tuttavia escludersi che le autorità fiscali del Paese di residenza della capogruppo contestino la correttezza di questa decisione, richiedendo che anche le altre entità del gruppo partecipino alla assunzione di tale rischio e dei relativi effetti.

Qualora invece, sempre con riferimento al primo obbiettivo, la capogruppo ritenga opportuno allocare gli effetti negativi della crisi economica da Covid-19 anche alle altre entità estere del gruppo, tale scelta potrebbe comportare

una riduzione, anche sensibile, della marginalità della entità estera e potrebbe quindi essere contestata dalle autorità fiscali del Paese di residenza della stessa, soprattutto laddove la marginalità della consociata scendesse sotto il limite minimo del range di valori di libera concorrenza (c.d. arm’s length interquartile range).

A prescindere dalla scelta che verrà assunta dalla capogruppo, risulterà fondamentale supportare analiticamente le ragioni della scelta, predisponendo e dotandosi di un adeguato set documentale che fornisca evidenza anche dei comportamenti adottati da terze parti, o verso terze parti, in circostanze comparabili.

Con riferimento al secondo obbiettivo, la capogruppo potrebbe decidere di porre in essere operazioni di ristrutturazione aziendale dirette a:

  • contenere i costi di struttura di tutte o alcune delle entità del gruppo;
  • accentrare o decentrare alcune attività per sfruttare economie di scala;
  • riorganizzare la propria supply chain, dotandosi di soluzioni di approvvigionamento e commercializzazione più snelle e flessibili;
  • concentrare le risorse finanziare e umane sui mercati più profittevoli e meno impattati dagli effetti del Covid-19;
  • puntare, ove possibile, sulla implementazione e/o sullo sviluppo dell’e-commerce.

Tali soluzioni di medio-lungo periodo potrebbero comportare la revisione dei modelli di business, la chiusura di alcune società locali, il trasferimento di funzioni, asset e rischi tra le diverse entità del gruppo, nonché incidere (anche sensibilmente) sulla catena di creazione del valore globale del gruppo multinazionale.

Lo Studio rimane a disposizione per valutare insieme all’impresa l’adozione e l’implementazione delle strategie più opportune, oltreché per aggiornare i set documentali.